Aumento Pressione Fiscale: Errori Del Governo

Aumento Pressione Fiscale: Errori Del Governo

I NUMERI DEL DEF PARLANO CHIARO: AUMENTA LA PRESSIONE FISCALE. 

Leggendo i dati è surreale sostenere che non ci sarà un aumento di tasse. Proprio nel Def vi è scritto nero su bianco che la pressione fiscale salirà di mezzo punto rispetto al Pil nei prossimi due anni (dal 42,3 al 42,8%). Tutto ciò nonostante un drogaggio delle previsioni di crescita (che tra l’altro non rappresentano in alcun modo l’economia visto che ormai il Pil tiene conto più delle attività criminali che del benessere collettivo).

Uno degli atti più gravi si verifica nel modificare ulteriormente la disciplina dell’Ace, l’Aiuto alla crescita economica, dopo averci già prelevato 1,8 miliardi in legge di Bilancio, costituendo così un aggravio di tassazione per le aziende e per gli imprenditori che cercano coraggiosamente di dare forza patrimoniale alle proprie attività.




Vi è poi una forte stretta alle compensazioni, i visti di conformità costano e rappresentano un aggravio burocratico inaccettabile, soprattutto di fronte ai messaggi di segno opposto arrivati dall’Agenzia delle entrate che, a fronte di un’estensione dello split payment, aveva promesso uno snellimento dei rimborsi.

Il governo si è rimangiato il taglio generalizzato dell’Irpef (dimostrando di non avere nemmeno una visione) e si preannunciano i soliti interventi frammentari e disarticolati sul cuneo fiscale. Misure che, come abbiamo visto con gli incentivi del Jobs act, non generano effetti benefici se non sono strutturali e se non sono abbinate a un forte potenziamento degli investimenti produttivi pubblici in seno alla domanda.


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Insomma, in attesa che ricominci la telenovela delle estenuanti trattative con la Ue sugli zero-virgola in vista della manovra di autunno, la premiata ditta Renzi-Gentiloni-Padoan lascia il Paese affondare nelle sabbie mobili di una sostanziale stagnazione senza dare forti segnali per invertire la tendenza.

Per sviluppare il paese non servono norme disarticolate fini a se stesse, figlie dei ricatti di Bruxelles che si riversano in pesanti aggravi sull’economia reale. Ci vuole una visione di Paese che si basi sul benessere collettivo come unico indicatore per l’implementazione di misure di reale contrasto alla povertà e di rilancio degli investimenti.


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Solo un governo che abbia le mani libere può avere il coraggio di affrontare certe tematiche, dare svolte e direzioni nette, rendendo conto solo ai cittadini sovrani.

Queste manovre che si limitano a fossilizzare una situazione di perdurante crisi sono da rigettare e sostituire del tutto con nuovi piani di sviluppo economico.

Noi siamo pronti a farlo.

(Giorgio Sorial FB)

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