Sull’orlo di una guerra nucleare

Sull’orlo di una guerra nucleare

Con la crescita dell’arsenale della Corea del Nord, gli esperti vedono aumentare il rischio di un errore di calcolo.

Il giorno del primo test atomico della Corea del Nord nel 2006, l’assistente del Presidente George W. Bush iniziò a telefonare alle capitali estere per rassicurare gli alleati circa le azioni di Pyongyang. Il test, disse allora l’assistente, è stato un grosso fallimento.

“L’attuale percorso intrapreso dalla Corea del Nord è inaccettabile”, disse pubblicamente il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti nel 2006, “la comunità internazionale reagirà”.



10 anni dopo, quella sicurezza è tutto tranne che evaporata. Dopo una settimana nella quale Pyongyang ha con successo lanciato quattro missili a medio raggio nel Mare del Giappone, gli ufficiali statunitensi non vedono più la Corea del Nord e le sue armi come amatoriali, o come provocazioni atte ad attirare l’attenzione. Invece, sono viste come la prova di una rapida crescita di una pericolosa minaccia.

Durante lo scorso anno, i progressi tecnologici nei missili nucleari della Corea del Nord sono cresciuti drammaticamente e hanno fatto crescere anche il cattivo rapporto tra Stati Uniti e il regime comunista, secondo ufficiali degli Stati Uniti ed esperti coreani. L’arsenale di Pyongyang ha spaventato alleati chiave degli Stati Uniti, che hanno richiesto sforzi su tutti i fronti per sviluppare nuove possibilità di attacco rapido.

Gli sviluppi militari stanno accadendo in un periodo di inusuale fermento politico, con una nuova e non comprovata amministrazione a Washington, e con la Corea del sud con un governo in piena crisi da impeachment. Osservatori a lungo raggio dicono che il rischio di un conflitto è più alto rispetto agli anni scorsi, data soprattuto la voglia del leader nordcoreano di perfezionare il lancio dei missili a lunga gittata capaci di colpire città degli Stati Uniti.



“Questo non è più soltanto un dittatore solitario che piange per attirare l’attenzione e per chiedere negoziazioni”, dichiara un ex consulente esperto in politica della Corea del Nord dell’amministrazione Bush e presidente del centro di studi internazionali strategici, un gruppo di studi con sede a Washington. “Adesso si tratta di un programma militare per acquisire una provata capacità di attacco”.

L’ambizione di Pyongyang di diventare una potenza nucleare avanzata non è certamente nuova. La Corea del Nord ha iniziato a costruire il primo reattore al plutonio più di trent’anni fa. Nel corso degli anni, ha dimostrato di saper aumentare il raggio e la potenza dei sistemi.



Spesso, in passato, le innovazioni sono state accompagnate da richieste: garanzia di sicurezza e rispetto internazionale, pretese da un Paese paranoico e ormai quasi senza alleati, che percepisce i propri vicini democraticamente eletti intenti a pianificare attacchi e conquiste nei suoi confronti. Dopo il primo test atomico del 2006, l’allora leader minacciò di lanciare missili nucleari a meno che gli Stati Uniti non accettassero un confronto faccia a faccia.

Al contrario, la Corea del Nord è stata colpita da sanzioni delle Nazioni Unite sempre più stringenti, indirizzate a tagliare l’accesso alla tecnologia e ai flussi di denaro esteri. Ancora, nonostante le restrizioni al commercio, l’isolamento diplomatico, le minacce e il sabotaggio occasionale, le armi del Paese hanno continuato a crescere, portate avanti da dittatori disposti a sacrificare i propri cittadini per la crescita della forza militare dello Stato.



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