LOGICHE CONSEGUENZE, di Francesco Bea

LOGICHE CONSEGUENZE, di Francesco Bea

Nola, il pavimento del Pronto Soccorso è freddo. Ma è l’unica opzione disponibile per avere un’assistenza più celere possibile.

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Tralasciando la cronaca, ormai da qualche giorno data in pasto ai lettori dei quotidiani e dei social, bisogna soffermarsi a ragionare e capire come questo può accadere. Perché mai un Pronto Soccorso di quasi tutti gli ospedali è sempre oberato di lavoro, 24 ore al giorno? Siamo di fronte ad un’emergenza eccezionale, una recrudescenza di patologie varie? No. Siamo di fronte al massacro della Sanità pubblica.

Eccoli qui, gli effetti dei tagli al personale; eccole le conseguenze della chiusura delle strutture, che potevano invece essere riconvertite. I ministri si indignano, i NAS arrivano e indagano sulla situazione e sulle sue cause, i governatori aprono indagini interne. I ministri si indignano. Loro. Si indignano dopo aver tagliato fondi alla sanità per miliardi. Gli indignati dovremmo essere noi utenti, nonché gli operatori sanitari, costretti a lavorare in condizioni da terzo mondo.

Ormai la gestione delle patologie è tutta sulle spalle degli ospedali, che invece si dovrebbero occupare solo delle acuzie e non della cronicità. Intorno a loro, il nulla. Poche o nessuna struttura che si occupi delle patologie croniche, assistenza domiciliare pressoché inesistente. Ambulatori infermieristici? Non se ne parla. Questa è la situazione, almeno nel centro-sud. Al nord forse la situazione è un pochino migliore.

La sanità non andava massacrata in questo modo, le strutture ospedaliere con pochi accessi, quelle satelliti dei grandi poli, non andavano chiuse. Dovevano essere riconvertite, per gestire le patologie croniche e per accogliere ambulatori. Ma per fare questo servono personale e macchinari. Ci vuole un servizio di assistenza domiciliare decente, si eviterebbero molti accessi ai Pronto Soccorso finalizzati a risolvere momentanei problemi, tranquillamente gestibili a casa dal personale qualificato. Ci vuole più assistenza medica, ambulatori dei medici di famiglia aperti tutto il giorno, e non poche ore.

La definizione di stato di salute è la seguente: equilibrio psico-fisico-sociale di un individuo. Allora noi siamo tutti malati. Un paese che non mantiene in salute i propri cittadini, ma sta bene attento a tenere in salute (non riuscendoci peraltro) le sue banche, può definirsi un paese socialmente sviluppato e civile? Un paese che non assiste i propri cittadini, che non crea strutture adeguate, che abbandona al caso le cure delle patologie, può essere un paese in cui la qualità della vita è accettabile? No.

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